Con un “occhio bionico” un cieco riesce a leggere di nuovo

29 novembre 2009 379 visualizzazioni Nessun commento
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(Apcom) – Un cieco a cui è stato impiantato in via sperimentale un ‘occhio bionico’ all’ospedale oftalmico di Manchester, in Inghilterra, oggi riesce a leggere qualche semplice parola e a vedere il profilo di alcuni oggetti. Lo scrive l’edizione online del “The Times”.

L”occhio bionico’ consta di una telecamera montata su un paio di occhiali che catturano l’immagine e inviano le informazioni ad un video processore indossato dal paziente sulla cintura. Il processore converte l’immagine in un segnale

Con un "occhio bionico" un cieco riesce a leggere di nuovo

Con un "occhio bionico" un cieco riesce a leggere di nuovo

elettronico che successivamente viene inviato ad un trasmettitore, anch’esso applicato agli occhiali. Il trasmettitore, a sua volta, invia segnali a degli elettrodi impiantati nella retina del paziente. Questi ultimi inviano impulsi al nervo ottico e infine il cervello codifica l’immagine.

Peter Lane, 51 anni, originario di Stretford, cieco da almeno una trentina d’anni, è uno dei 32 non vedenti affetti da retinite pigmentosa che partecipano a questa sperimentazione internazionale. I medici sono estremamente soddisfatti dei suoi progressi.

“E’ stata una sensazione incredibile, dopo non aver visto più niente, riuscire a vedere delle lettere e delle parole su uno schermo speciale. Posso leggere parole come ‘dad, mat e cat’”, ha raccontato Peter Lane, citato dal quotidiano britannico. “Per adesso leggo solo parole semplici. E’ un inizio e mi hanno detto che mi danno uno schermo in modo tale che posso leggere anche a casa”, ha aggiunto il paziente. “A casa mia giro abbastanza agilmente senza occhiali perché so dove sono le cose – ha proseguito – ma fuori mi danno più fiducia e un pò più di indipendenza. Riesco a vedere le macchine. E’ esaltante far parte di questa sperimentazione”.

“I pazienti stanno facendo progressi molo più rapidamente di quanto pensassimo”, ha assicurato Paulo Stanga, un oculista. “C’è ancora molto lavoro da fare, ma questo è certamente molto incoraggiante per i pazienti e per la comunità scientifica”, ha aggiunto lo specialista.

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